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Cosa prevede l’FTA India–UE: contenuti, tempi e impatti per le imprese italiane

India EU flags

L’Accordo di Libero Scambio tra Unione Europea e India è molto più di una riduzione di dazi: è una struttura multilivello che coinvolge beni, servizi, proprietà intellettuale, appalti pubblici, sostenibilità, standard tecnici e digitalizzazione. È il frutto di un lungo percorso negoziale, rilanciato con decisione nel 2022 e concluso ufficialmente il 27 gennaio 2026, con l’obiettivo di rendere più prevedibili, accessibili e regolati i rapporti economici tra le due aree.

 

Un’ampia copertura settoriale

L’accordo interessa oltre il 96% delle esportazioni dell’UE e circa il 99% di quelle indiane, in termini di valore. Saranno progressivamente liberalizzati i flussi commerciali nei seguenti ambiti:

  • Beni industriali: dalla meccanica alla chimica, dalla farmaceutica al tessile.

  • Servizi: con aperture graduali nei settori finanziario, telecomunicazioni e professioni regolamentate.

  • Certificazioni e regole di origine: con l’obiettivo di armonizzare gli standard tecnici e rafforzare la tracciabilità delle produzioni.

  • Dogana e commercio digitale: verso una maggiore interoperabilità e cooperazione normativa.

 

Le esclusioni

Alcuni comparti restano esclusi o trattati con particolare cautela, come:

  • Prodotti agricoli di base, oggetto di sensibilità sia sul versante europeo che indiano.

  • Temi come il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) e la protezione dei dati, che seguono tavoli paralleli.

 

Tempi di implementazione

L’FTA entrerà in vigore probabilmente all’inizio del 2027, previa ratifica da parte del Parlamento Europeo, degli Stati membri e delle autorità indiane. La piena operatività sarà progressiva, con fasi temporali comprese tra i 5 e i 10 anni a seconda del settore, per permettere un adattamento graduale delle imprese e delle istituzioni.

In sintesi, l’accordo stabilisce una cornice stabile e multilaterale, in cui liberalizzazione commerciale, cooperazione regolatoria e visione industriale convergono verso un obiettivo condiviso: rafforzare in modo strutturale la relazione economica tra Unione Europea e India.

 

Questo articolo è pensato per offrire una lettura tecnica ma operativa dell’accordo, con uno sguardo concreto alle opportunità e alle azioni che le imprese possono iniziare a pianificare fin da ora. Per approfondire, è disponibile il documento completo in PDF con l’analisi tecnica dell’accordo: 👉 Accordo di Libero Scambio EU-India: Fatti, Numeri e Commenti

 

Dove si concentrano i benefici tariffari?

Il cuore economico dell’FTA India–UE è rappresentato dalla riduzione o eliminazione dei dazi doganali su una larghissima parte dell’interscambio bilaterale. Si stima che il valore commerciale coperto superi il 96% per l’export europeo e il 99% per quello indiano, rendendo l’accordo uno dei più vasti in termini di liberalizzazione tariffaria mai conclusi dall’Unione Europea.

 

I settori a maggiore beneficio per l’export europeo

Per le imprese italiane, in particolare, l’accordo sblocca potenziali in comparti dove i dazi indiani erano storicamente elevati. Alcuni esempi significativi:

  • Macchinari: dazi fino al 22%, ora azzerati

  • Farmaceutica: dazi fino all’11%, ora eliminati

  • Chimica: fino al 17%, ora liberalizzazione piena

  • Tessile e calzature: dazi fino al 45%, ora azzerati

  • Alimentare trasformato: liberalizzazione totale o parziale

  • Olio d’oliva: dazi fino al 150%, ridotti in fase finale

Questi settori rappresentano eccellenze tipiche del Made in Italy, e beneficiano ora di condizioni d’accesso molto più competitive rispetto al passato.

 

Liberalizzazione graduale e quote per i prodotti sensibili

Alcune categorie godranno invece di riduzioni progressive:

  • Vino e liquori: oggi soggetti a dazi anche del 150%, ridotti progressivamente fino al 30% o meno, con l’introduzione di quote annuali

  • Automobili: dazi fino al 110%, con abbattimento graduale nel medio-lungo termine

  • Prodotti agricoli selezionati: apertura parziale, vincolata a salvaguardie

 

Settori esclusi o ancora da negoziare

prodotti agricoli di base sono per ora esclusi, così come alcuni comparti altamente sensibili. Per settori non menzionati esplicitamente (arredamento, cosmetica, materiali), si applicheranno regole generali di riduzione, i cui dettagli saranno definiti negli allegati tecnici dell’accordo.

La portata delle riduzioni tariffarie è tale da modificare radicalmente i costi di accesso al mercato indiano per molte imprese italiane. Non solo si aprono nuovi spazi competitivi, ma diventa necessario rivedere modelli di business, politiche di pricing e strategie distributive per adattarsi al nuovo scenario.

 

 

Compliance e regolazione: le nuove frontiere della competitività

Se dazi e tariffe rappresentano l’aspetto più immediato dell’FTA, la vera frontiera competitiva si gioca sul terreno della conformità normativa. L’accordo non elimina la complessità tecnica degli scambi, ma la incanala in un quadro più prevedibile e, soprattutto, più esigente.


Standard, certificazioni e tracciabilità: la nuova normalità

L’accesso ai benefici dell’FTA sarà subordinato a una serie di condizioni tecniche che includono:

  • Rispetto delle regole di origine, con documentazione accurata e verificabile

  • Conformità a standard tecnici europei, in ambiti come sicurezza, ambiente, salute

  • Certificazioni e marcature di prodotto, in linea con la regolazione UE

Tutti questi elementi saranno dettagliati negli allegati tecnici dell’accordo, ma già oggi è chiaro che l’FTA premia operatori strutturati, trasparenti e orientati alla qualità.


CBAM, REACH, MOCA, BIS: strumenti o ostacoli?

Contrariamente a una visione difensiva, gli strumenti regolatori europei — come il CBAM (carbon tax alle frontiere), il regolamento REACH per la chimica, le norme MOCA per i materiali a contatto con alimenti e le certificazioni BIS indiane— non scompaiono con l’accordo. Anzi, diventano parte integrante del quadro competitivo.

Per le imprese italiane, questo comporta:

  • Investimenti in tracciabilità, qualità e sostenibilità della supply chain

  • Integrazione tra reparto export, ufficio tecnico e controllo qualità

  • Maggiore attenzione alla documentazione e audit interni

 

Selettività come leva di competitività

Questa struttura normativa non semplifica il commercio in modo lineare, ma seleziona chi è pronto a crescere. L’FTA abilita, ma non garantisce. Saranno premiati gli operatori capaci di anticipare le richieste regolatorie, e penalizzati gli approcci opportunistici o improvvisati.

In questo senso, la compliance diventa una leva strategica, non un adempimento passivo: chi saprà gestirla con metodo e visione, potrà ottenere un vantaggio competitivo durevole — in India, in Europa e nei mercati globali.

 

 

Come prepararsi all’entrata in vigore?

L’accordo entrerà in vigore non prima del 2027, ma le imprese che sapranno muoversi per tempo avranno un vantaggio strategico significativo. Il periodo 2026–2027 rappresenta una finestra operativa ideale per rivedere le proprie strategie in India e anticipare l’impatto dell’FTA.

 

Imprese già presenti: adattare modelli e margini

Le aziende italiane già attive sul mercato indiano dovranno:

  • Rivedere le politiche di prezzo, tenendo conto della riduzione dei dazi e dell’adeguamento ai nuovi standard.

  • Valutare il riposizionamento competitivo in segmenti che diventeranno più accessibili o più esposti alla concorrenza internazionale.

  • Rafforzare la presenza locale tramite filiali, partner o stabilimenti per beneficiare della regola di origine.

 

Nuovi entranti: progettare la strategia prima della concorrenza

Per chi guarda all’India come mercato di espansione, il timing è decisivo. In questa fase, le imprese possono:

  • Analizzare quali prodotti saranno liberalizzati, con quale tempistica e a quali condizioni tecniche.

  • Progettare un modello di ingresso coerente: export diretto? partner locale? stabilimento produttivo?

  • Costruire una supply chain compliant, con fornitori già pronti alla documentazione richiesta.

 

5 azioni chiave da attivare subito

  1. Mappare i propri codici doganali (HS code) per verificarne la posizione nell’accordo

  2. Condurre un audit interno su regole di origine, classificazione e certificazioni

  3. Analizzare la concorrenza indiana per valutare differenziali competitivi

  4. Valutare soluzioni di localizzazione o joint venture

  5. Formare il personale su compliance, logistica e requisiti tecnici

 

Il successo nel nuovo quadro commerciale non sarà legato solo al “saper esportare”, ma al saper adattare in profondità la propria strategia industriale e commerciale. Le imprese che agiranno ora — con visione e metodo — saranno le prime a cogliere i benefici strutturali dell’accordo.

 

 

Opportunità strategiche per l’Italia

L’FTA tra India e Unione Europea non è solo un accordo commerciale: è un’opportunità geopolitica e industriale per il posizionamento dell’Italia nel cuore dell’economia globale del XXI secolo.

L’Italia ha in India una percezione positiva, legata alla qualità manifatturiera, al design industriale, all’innovazione nelle PMI e a una cultura imprenditoriale affine a quella indiana. Ma per trasformare questo capitale immateriale in relazioni strutturali, serve un salto di scala.

 

Dall’export alla presenza industriale

L’accordo crea le condizioni per:

  • andare oltre l’export occasionale, puntando su presenza diretta, joint ventures, trasferimento tecnologico;

  • valorizzare la complementarità tra PMI italiane altamente specializzate e il vasto tessuto produttivo indiano;

  • integrare fornitori indiani all’interno delle supply chain italiane, migliorando costi, scalabilità e resilienza.

 

Il ruolo della Camera di Commercio Italiana in India

La IICCI è posizionata come partner strategico per accompagnare le imprese italiane lungo questo percorso, offrendo:

  • orientamento sui contenuti dell’accordo e supporto nella mappatura dei prodotti;

  • matchmaking industriale tra aziende italiane e indiane;

  • supporto legale, regolatorio e logistico per la conformità e l’ingresso sul mercato;

  • iniziative di formazione, advocacy e promozione integrata in sinergia con le istituzioni italiane e comunitarie.

 

Un nuovo spazio economico, una nuova diplomazia industriale

In un mondo segnato da riallineamenti geopolitici, l’India rappresenta un partner strategico non allineato, credibile per l’Europa sul piano industriale e democratico. L’Italia può interpretare un ruolo distintivo come ponte tra tecnologia, PMI, sostenibilità e manifattura avanzata.

Il successo dipenderà dalla nostra capacità di:

  • muoverci con coerenza come sistema-Paese,

  • mettere in rete eccellenze e know-how,

  • offrire soluzioni industriali affidabili e ad alto valore aggiunto.

 

 

Conclusioni

  1. L’Accordo di Libero Scambio tra India e Unione Europea va letto come un abilitatore strutturale e non come una mera semplificazione commerciale.Non riduce solo i dazi: alza l’asticella della competitività, esige qualità, tracciabilità, visione industriale.

  2. Per l’India, è un mezzo per potenziare la propria base produttiva, attirare investimenti di lungo termine e guadagnare centralità nel sistema economico globale.Per l’Europa — e per l’Italia in particolare — è un’occasione concreta per ricollocarsi in una delle aree più dinamiche del mondo, con strumenti stabili e vantaggi economici tangibili.

  3. Il successo di questo accordo non sarà automatico: dipenderà dal tempismo, dalla preparazione e dalla capacità di agire per primi. Il momento di iniziare è adesso.


Claudio Maffioletti

Direttore e Segretario Generale

IICCI - Camera di Commercio Italiana in India

 

 

 
 
 

2 commenti

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Francesco Bonini
2 giorni fa
Valutazione 5 stelle su 5.

Molto chiaro e dettagliato.

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Claudio Maffioletti
2 giorni fa
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Grazie!

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Ministero delle imprese e del made in italy
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